
Mentre a Bologna si celebravano i funerali di Lucio Dalla, dagli studi romani del Tg3 Lucia Annunziata rompeva ogni indugio parlando espressamente delle scelte sessuali del cantante e del suo «mancato coming out». Un tema, quest’ultimo, che nei giorni scorsi è stato oggetto di dibattito e critiche, anche dure, sui social network e nei blog da parte di associazioni gay e lesbiche e da parte di omosessuali noti, come lo scrittore Aldo Busi. Silvia Evangelisti conosceva bene Dalla e rivendica il diritto dell’amico a tenere per sé ciò che riguardava «soltanto lui». «Lucio non ha mai parlato della sua sessualità. Nemmeno io l’ho mai fatto. E allora? Lui non ne parlava, non diceva sono etero o sono omo, e comunque non interessava a nessuno», osserva. Di certo la vita sessuale del cantante non interessava alle decine di migliaia di persone che in questi due giorni hanno affollato Piazza Maggiore, affrontando anche ore di fila, per rendere omaggio al grande artista, e basta. «Se qualcuno si sente offeso dalla riservatezza di Lucio su questo tema sbaglia, la sua grandezza non aveva nulla a che fare con le sue scelte sessuali», dice il direttore artistico di ArteFiera. Che però un altro tema, strettamente legato al primo in realtà, lo vuole sollevare: «Quello che trovo veramente disdicevole è che, per l’assenza di una norma sulle coppie conviventi, chi è stato vicino per anni a Lucio debba avere davanti alla legge gli stessi diritti di un estraneo. Cioè nessuno». Il riferimento è a Marco Alemanno? «È a chi gli è stato più vicino», si limita a dire Evangelisti. Dalla e Alemanno, il quale, non a caso, ieri in San Petronio ha espresso il ricordo più intenso e commosso del cantante, erano compagni da anni. Ma non solo, sottolinea l’amico comune Luca Lazzaris: «Marco era per Lucio era un compagno, la persona a lui più vicina, il suo più stretto familiare, in senso lato. Dargli un ruolo, etichettarlo sarebbe sbagliato e riduttivo. I ruoli non erano così definiti perché Lucio e Marco non hanno mai sentito la necessità di farlo. Tutto il resto sono cose intime, personali, che non ci riguardano». Ci tengono, gli amici cari di Dalla, a mantenere quest’aura di riserbo attorno alla vita privata del cantante scomparso. E sono furiosi nei confronti di Lucia Annunziata per averlo definito «gay». «Mi sorprende che una giornalista seria come Annunziata abbia parlato con tanta sicurezza e leggerezza di cose che non sa. Ha delle informazioni private? Io ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere Lucio più di trent’anni fa e di aver lavorato accanto a lui per venti anni, eppure non mi sentirei di affermare con sicurezza quello che ha affermato Annunziata», si infuria Bruno Sconocchia, il manager di Dalla. E Alemanno? «La ragazza che è stata tutto il tempo accanto a lui in chiesa è la sua compagna da anni. Lo sa questo Annunziata?». Insomma, Sconocchia e gli altri non vogliono che la vita sessuale dell’amico scomparso diventi oggetto di discussione pubblica. E vogliono difendere anche Marco Alemanno, che resta qui e dovrà affrontare un periodo certo non facile, da questo rischio. Vogliono, comprensibilmente, evitargli le facili etichettature. Non tutti, però, apprezzano questa riservatezza: pudore per alcuni, vigliaccheria per altri. Nei giorni scorsi il web è stato invaso da commenti e dichiarazioni sdegnate sul silenzio intorno alla omosessualità o bisessualità — o forse sarebbe meglio dire sulla «non eterosessualità» — di Dalla, soprattutto in relazione ai funerali religiosi. E c’è stato chi, come lo scrittore gay Aldo Busi, ha avuto parole durissime nei confronti di Dalla. E ieri, dopo le commoventi parole di Alemanno in San Petronio, anche il popolo di Twitter si è diviso sull’opportunità di chiamare o meno Alemanno il compagno di Dalla. Ma tutti, su un punto, si sono trovati d’accordo: quello che li legava era certamente amore. E la forma di questo amore non conta.
di A. Esposito
fonte: www.corrieredibologna.it
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