
Si dice contento di essere arrivato a Padova, dove peraltro è iscritto all'università, e spera di riuscire a costruirsi una vita normale. Sono le sue prime considerazioni, riservate ai giornalisti che sabato lo hanno seguito fin dall'arrivo al Marco Polo di Venezia, da Giuseppe Salvatore (Salvuccio) Riina, figlio 35enne terzogenito di Totò Riina, l'ex capo dei corleonesi. Accompagnato dal suo avvocato, Francesca Casarotto, Riina è stato braccato dai cronisti nei pressi della stazione ferroviaria di Padova e, facendo buon viso a cattivo gioco, dall'interno della macchina del legale, ha confermato di aver scelto Padova perché la ritiene una bellissima città. «Ho trascorso due anni in carcere a Padova e sono venuto a contatto con alcune Onlus che mi hanno convinto a scegliere questo capoluogo». Come indicavano ieri alcuni quotidiani, Riina ha confermato di volere cercare lavoro.
Per adesso Giuseppe Salvatore - che nell'ottobre scorso ha finito di scontare a Voghera una condanna a otto anni e dieci mesi per associazione di stampo mafioso - sarà impegnato a lavorare nella Onlus "Famiglie contro la droga e l'emarginazione".
Commentando le critiche della Lega Nord sul suo arrivo in Veneto (il presidente del Veneto Zaia sabato aveva tuonato: «No ai delinquenti da esportazione») Riina ha osservato di essere un uomo del Sud che crede solo nell'Italia.
Il giovane è poi passato dalla questura di Padova per la sua prima firma obbligatoria, che dovrà apporre ogni giorno.
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