domenica 29 marzo 2009

Ricordo di un Attore....di un Amico



La serata è una di quelle splendide che l'estate agrigentina sa regalarci.

Il cielo, ormai al crepuscolo, è di un azzurro intenso, striato dalle ultime fiammate purpuree del sole che lascia il posto alle prime, timide stelle.
Dal patio di Casa Sanfilippo, sullo sfondo, il Tempio della Concordia, sapientemente illuminato, si erge maestoso a fare da quinta d'eccellenza alle scene de “Il Vitalizio”, nell'adattamento di Andrea Camilleri allestito dalla Compagnia del Piccolo Teatro Pirandelliano Città di Agrigento.
Il pubblico, unito in un cicaleccio indefinito, prende posto lentamente, attardandosi in saluti e commenti vari; anch'io indugio, ammaliato da quel panorama mozzafiato, incorniciato dalla scenografia sul palco di un cortile di un'antica massaria con un magnifico ulivo saraceno posto al centro.
Tra le quinte intravedo la chioma brizzolata di Pippo Montalbano, in abiti di scena, che passeggia in cerca della giusta concentrazione prima del debutto. Per un senso di rispetto verso l'artista, cerco di defilarmi, non voglio disturbarlo ma lui mi vede e mi fa cenno di avvicinarmi.
“Buonasera, Don Peppì.” - saluto - “Ciao, Totonè, vieni, vieni.” - mi risponde abbracciandomi. E' un po' teso, emozionato ma con l'espressione serena e sorridente, come sempre.
Legge sul mio volto la meraviglia e anticipa la mia domanda: “Sai, la prima è sempre emozionante, anche per uno come me...”
“Andrà tutto bene, come nella rappresentazione che avete fatto a Santa Croce. E' stato un successo...” - rispondo.
Mi ringrazia e parliamo ancora per qualche minuto. Mi chiede dell'umore del pubblico, mi dice delle sue sensazioni, mi parla del “suo” “Marabito”. Mi gusto quella sua parlata piena, pacata ma ricca di entusiasmo, di cordialità, non perdendo l'occasione, lui, di evocare la figura di Giovanni Russo, un altro grande del teatro agrigentino, che indica sempre come suo punto di riferimento.
Il direttore di scena, a quel punto, dà il segnale, lo abbraccio ancora una volta, gli auguro un “in bocca al lupo” e lui va, entra in scena... ed è subito uno scrosciare di applausi.
Questo, il ricordo di uno dei tanti incontri che ho avuto con Pippo, persona che, al di là dei meriti artistici, si è sempre distinta per la sua sensibilità e le sue grandi doti umane.


Il mondo artistico agrigentino, oggi si stringe silenziosamente attorno alla famiglia Montalbano, per esprimere il grande affetto e l’ammirazione per uno dei più amati e apprezzati protagonisti del Palcoscenico.
In questo momento provo un senso di vuoto, di solitudine e lentamente scorro l’intervista che Pippo mi ha rilasciato, per la rivista “Kouros”, in occasione dei suoi cinquant’anni di teatro. Perdonatemi se parlo in prima persona, ma è tanto l’affetto che mi lega a questa figura, affabile, buona e generosa.
Conosco Montalbano da oltre un trentennio ma quell’intervista per “Kouros” (fu più un colloquio cordiale, una chiacchierata tra amici) mi permise di capire maggiormente la sua personalità e, nonostante, i suoi ripetuti inviti, non sono mai riuscito a dargli del “tu”.
“E’ sempre come la prima volta quando si sale sul palcoscenico e, tra l’altro, ogni spettacolo, sicuramente, ha una sfumatura, un aggancio diverso con il pubblico ed è un rapporto magico quello che si viene a creare…” Mi disse in quell’occasione, aveva un grande rispetto per il pubblico, e ancora: “…uno dei motivi per cui mi piace fare l’attore è riuscire a fare sulla scena quello che nella vita reale non avrei mai fatto. In certe finction televisive, ad esempio, sono stato un mafioso. Io che nella vita sono uno tranquillo.”

Recitare è stato per lui puro divertimento, emozione, impegno.
Ha esordito, in teatro, nel febbraio del ’54, con una commedia musicale tratta da Pinocchio e da allora non ha più smesso, interpretando da protagonista quasi tutti i ruoli pirandelliani ma anche Verga, Martoglio, Garcia Lorca, Jonesco, Edoardo, fino a Camilleri, hanno fatto parte del suo vasto repertorio, raggiungendo un alto grado di professionalità riconosciuto pure a livello nazionale.


Mi è difficile continuare a scrivere, tante sono le emozioni che mi attraversano e mi sconvolgono. Voglio ricordare l’amico Pippo affettuosamente, col sorriso sulle labbra, cordiale e con tanto entusiasmo per la vita, così come è stato poco dopo l’epifania, quando mi sono complimentato con lui per il successo del Presepe vivente nella sua “Montaperto”, del quale è stato il Direttore Artistico.


scritto da Salvatore Indelicato


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