Visualizzazione post con etichetta Cosa non và. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cosa non và. Mostra tutti i post

martedì 29 maggio 2012

Legambiente ammessa come parte civile al processo sul San Giovanni di Dio

Il giudice Minerva, che sta celebrando il processo sulle presupposte irregolarità nella costruzione dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento ha ammesso la costituzione di parte civile di Legambiente e respinto quella dell’Asp1, per un vizio procedurale. Otto gli imputati ai quali vengono contestati i reati di falso e truffa. Si tratta di imprenditori e tecnici che hanno partecipato a vario titolo ai lavori, ai quali viene contestato l’impiego di cemento depotenziato per la costruzione della struttura sanitaria.

Imputati sono: A. Raia, G. Traina, G. Spallitta, S. Brucculeri, F. P. Scaglione, F. Lusco, M. Campione e A. Alletto.

lunedì 28 maggio 2012

Piovono calcinacci su Via Atenea

Stasera, intorno alle 18:00, da un balcone prospiciente la centralissima Via Atenea, il salotto buono della città, sono piovuti, distaccandosi, grossi pezzi di calcinacci e di cemento, cotti da decenni di intemperie, sul marciapiede sottostante, dove solitamente transitano molte persone che, a quell’ora, si concedono una passeggiata o un giro per i negozi.

Solo per una fortunata casualità, si è evitato il peggio, poichè il caso ha voluto che nessuno, in quel frangente, si trovasse a passare proprio in quel preciso tratto dell'arteria urbana. E non è certo il primo episodio del genere che si sia verificato in questi ultimi anni.

Paura e sbigottimento negli occhi degli increduli passanti.

I commercianti della zona hanno allertato i vigili del fuoco che, prontamente portatisi sul posto, hanno provveduto, tramite un operatore salito sulla scala a gru posta sul camion di servizio, a far cadere le parti pericolanti del balcone in oggetto.

E’ da auspicare che il Sindaco Zambuto, in sinergia con l’ufficio preposto del Genio civile, faccia predisporre accurati controlli su tutti i prospetti e su tutte le balconate che si affacciano sulla via Atenea, in quanto spesso si tratta di palazzine antiche che versano in stato di semi-abbandono.

In una città che vuole dirsi civile non si può andare a passeggiare con l’incubo che qualche pietrone possa cadere da un momento all’altro sulla testa dei passanti. E’ una questione di pubblica utilità che dev’essere attentamente presa in considerazione al più presto.

Prima che qualcuno su faccia male sul serio.

________________

venerdì 16 marzo 2012

Zambuto? Solo strade bucherellate...?

L´amministrazione Zambuto non ci lascia neppure le strade almeno come le aveva trovate. Buche pericolosissime in particolare per i nostri ragazzi in motorino. Chi attraversa come me ogni giorno la strada della Mosella sobbalza ogni dieci metri. Chi ha una macchina, grazie all´amministrazione ancora in carica ha avuto solo guai: non c´è più un solo parcheggio gratuito, multe aumentate in maniera spaventosa, parcheggi in meno (piazza stazione) e con la prospettiva di pagare cara e amara anche la gita al mare a San Leone, perché hanno intenzione di fare pagare il parcheggio lungo il viale delle Dune, parcheggiatori abusivi in aumento giorno dopo giorno nella totale impunità, mendicanti ad ogni semaforo. Attraversare le strade, parcheggiare, usare comunque la macchina ad Agrigento è un´esperienza da incubo quotidiano. I mezzi pubblici diminuiscono le corse piuttosto che aumentarle ( vedi il caso di Giardina Gallotti). Per i turisti non ci sono bus navetta. Non c´è un servizio di autolinea dal Villaggio Mosè a San Leone, fondamentale durante l´estate. I ragazzi che arrivano in treno alla stazione bassa non hanno una navetta che li conduca a scuola, quando piove per loro è un disastro assicurato. Non trovi in città depliant con gli orari degli autobus, né cartelli alle fermate degli autobus. Le strisce pedonali sono invisibili. Il traffico al quadrivio spina santa è rimasto tale e quale nei cinque anni dell´amministrazione Zambuto. Nessun parcheggio pluriplano è stato completato. Basta, altrimenti prendo la macchina e scappo via da questa città e da questa amministrazione (ma cosa mai ha amministrato per poterla chiamare amministrazione ?)


di Elio Di Bella
_________________________________________

martedì 26 aprile 2011

AGRIGENTO CROLLA, VERGOGNA!



Il centro storico di Agrigento si sta sgretolando pezzo dopo pezzo. L'ennesimo crollo di un'antica e storica palazzina, solo grazie ad una serie di coincidenze fortunate, non ha fatto registrare vittime. I residenti della zona sono giustamente incazzati e giustamente si sono rivoltati contro il Sindaco Zambuto, chiedendone le dimissioni. E' mai possibile che, con l'eterno pretesto della mancanza di denaro nelle casse comunali, non si adotti nessun serio provvedimento per scongiurare ulteriori rovinosi crolli? Questa è una VERGOGNA nazionale. Facciamo schifo Tutti: Amministratori inefficienti e negligenti; Amministrati apatici e arrendevoli. Sulu u Signuri ni pò aiutari!

lunedì 25 aprile 2011

OCCHIO AL NUCLEARE...



NUCLEARE

COSA SAPPIAMO

DAVVERO?
Dati falsificati, omertà e... crepe ai reattori riparate con pezzi di plastica

di Francesco Buda

Chi può dire che siamo al sicuro? Nessuno. Ma, almeno, chi dice come stanno le cose? Quasi nessuno. Non di certo la lobby atomica che da sempre nasconde la verità sul “bidone” nucleare. Né le massime autorità sanitarie possono parlare.

Un disastro radioattivo è in corso sulla Terra, non solo in Giappone, mentre scriviamo, giusto 25 anni dopo la catastrofe di Chernobyl. La situazione è fuori controllo. Uno scenario mai prima accaduto da quando l'umanità è su questo pianeta. Bisogna dirlo. E bisogna dare seguito all'unico, possibile e necessario rimedio: fermare la mania atomica. All'emergenza ambientale, si unisce quella della verità. Dobbiamo sapere, per evitare il peggio. I reattori nucleari sono delle enormi pentole a pressione, ma quella per fare zuppe e minestre è molto più sicura. Le centrali atomiche, infatti, non hanno possibilità di sfogo senza contaminare e fare danno. E producono solo dipendenza, debiti e scorie per i bambini di oggi e del futuro.

IL PIANETA IN ALLERTA DA SEMPRE. MA NESSUNO LO DICE

Ora tutti guardiamo al Giappone, ma in realtà le metastasi atomiche corrono un po' in tutto il mondo, da quando è iniziata la scellerata avventura nucleare. Ad esempio: quale tg o giornale disse (o dice ora) che alla centrale di Latina il 20 giugno 1986 si verificò un evento anomalo? Nel nocciolo - la parte più pericolosa del reattore - erano saltati i bulloni da alcuni tappi dei contenitori dell'uranio. Poteva avere conseguenze imprevedibili, scrissero gli ispet­tori dell'Enea Disp. Questo è il vero motivo per cui fu fermata quella centrale, non per il referendum.

Più di recente, cosa ne è stato dei siti atomici nella regione del Sichuan, in Cina, colpita da un terribile terremoto a maggio 2008? Le autorità cinesi prima dissero che gli impianti coinvolti erano 32, poi 50. Tabù. E i 1.945 incidenti e guasti dal 1993 al 2006 nelle centrali atomiche tedesche registrate nel Rapporto statistico dell'Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni? E i 1.343 incidenti segnalati dagli operatori delle centrali nucleari inglesi alla Health and Safety Executive dal 2001 al 2009? La lista è lunga, ovunque, ed è incredibilmente impossibile avere il numero esatto degli incidenti. Acqua passata, diranno gli anestesisti della comunicazione.

Veniamo al 2011: tra gennaio e febbraio molti reattori nucleari hanno avuto problemi di malfunzionamento e avarie in diversi Paesi. A gennaio l'associazione norvegese Bellona ha segnalato che i reattori nucleari russi vanno in black out mediamente 1,5 volte l'anno a causa di improvvisi guasti elettrici o altre avarie. Sono 2011 le interruzioni previste statisticamente in Russia per tutto l'anno in corso.

Altri incidenti sono stati registrati in Svezia, Ucraina, Corea del Nord e soprattutto nella vicinissima Francia (nei sistemi di sicurezza di ben 34 reattori su 59). Dall'Iran abbiamo poi la sconvolgente notizia -chi l'ha data? - che i problemi pesanti a questi mostri possono arrivare con un semplice clic via internet dall'altro capo del mondo: un attacco informatico ha "infettato" i sistemi della centrale di Bushehr per mandarla in tilt. Gli esperti russi che ci lavorano hanno denunciato che, se non viene rallentato il programma atomico del Presidente Ahmadinejad, si andrà incontro a una Chernobyl iraniana. Quale tg ci ha informato su queste realtà già in atto nelle "fabbriche" più pericolose mai concepite dall'uomo?

OMS IMBAVAGLIATA, PERÒ C'È CHI PARLA

Tra un gossip, un morboso servizio di cronaca nera e la ricetta del giorno, quanti ci hanno raccontato che Mahmud Sa'ada, dei "Medici internazionali per la prevenzione della guerra nucleare", ha denunciato preoccupanti incrementi dei disordini della tiroide, sterilità, nascite anomale e cancri intorno alla centrale nucleare israeliana di Dimona, in Cisgiordania? Lì il Governo israeliano impedisce ispezioni all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea). La denuncia di questi dottori è una notizia ancora più singolare, visto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il "faro" targato Onu per tutti i medici e autorità in materia di salute pubblica, non può divulgare i dati sui danni alla salute delle popolazioni provocati da radiazioni. A meno che non sia autorizzata dall'Alea, corazzata internazionale che sponsorizza il nucleare. Un bavaglio che va avanti dal 1959. Non possiamo sapere. Che scienza è quella che non può far conoscere? Che ingegneria è quella che nasconde fatti, calcoli e dati?

FALSIFICATORI DI PROFESSIONE

A studiare analisi e articoli internazionali, la realtà del mito atomico è così piena di bugie, approssimazioni (tecniche, economiche, finanziarie, politiche, sanitarie e ambientali) e disastri che finisci per domandarti: «Ho capito bene? Possibile?». Torniamo al Giappone, patria della qualità totale e dell'avanguardia tecnologica, che tutti immaginiamo come severa e timorata delle regole. Magari! Almeno dal 1977 al 2002 è stato provato con inchieste ufficiali un fiume di menzogne e falsificazioni di documenti e test sugli impianti nucleari giapponesi. Altro che onore del samurai: il Governo ha rivelato che la Tepco (Tokyo electric power company), colosso che gestisce quasi tutte le centrali nipponiche, insabbiava sistematicamente gli incidenti e le criticità presso i propri impianti, mentendo spudoramente agli ispettori governativi. Perciò nel 2002 furono fermati per verifiche tutti i suoi 17 reattori. La compagnia ammise almeno 200 occasioni in cui aveva presentato alle autorità dati truccati.

CREPE AL REATTORE RATTOPPATE CON LA PLASTICA IN GIAPPONE

Crepe, buchi, tubi rotti, fuoriuscite e altre gravi irregolarità, tutto nascosto per almeno 25 anni. Le ferite al cuore di questi mostri venivano rattoppate con pezzi in plastica. "Il contenitore (di acciaio) del nocciolo - sottolinea un articolo della rivista specializzata internazionale Nuclearmonitor - è lo stesso punto dove sono state trovate crepe nei reattori Tepco talvolta coperte letteralmente con fogli vinilici". Cioè venivano rattoppate alla meno peggio con pezzi di plastica aperture in parti vitali (il contenitore del nocciolo) degli impianti.

Anche la Chubu, terza compagnia elettrica nel Paese supertecnologico, ha taciuto alle autorità varie crepe nell'impianto di raffreddamento dei reattori 1 e 3 di Hamaoka (gli ispettori trovarono fessure nel contenitore del nocciolo anche di 45 centimetri). «Crepe nel contenitore del nocciolo potevano portare a scenari catastrofici nel caso di un terremoto», si legge su Nuclearmonitor di ottobre 2002. Uno scoop con 9 anni di anticipo. Il vizio di mentire e taroccare made in Japan è collegato, ad esempio, anche alla fallimentare BNFL, industria atomica del "rigorosissimo" Regno Unito: nel sito inglese di Sellafield (dove sono momentaneamente depositate barre di uranio delle vecchie centrali italiane) l'Ispettorato delle installazioni nucleari (Nii) vi trovò gravi irregolarità, compresa la "falsificazione di documenti relativi al combustibile Mox venduto ai clienti giapponesi". La giapponese Tepco è la stessa che controlla le centrali che ora minacciano mezzo mondo con la loro radioattività che nessun ingegnere, manager, politico, scienziato può controllare. E pensare che il 10 marzo la Tepco aveva appena consegnato il rapporto ufficiale sullo stato di alcuni suoi reattori di Kashiwazak Kariva fermati dopo il terremoto del 2007 e poi riavviati. Il giorno dopo è arrivato lo tsunami. A spazzare via le bugie del bidone nucleare.

2011: RAFFICA DI GUASTI NUCLEARI

4 gennaio: a Rostov, Russia, un arresto di emergenza attivato dal sistema di protezione elettrica fa fermare

per 18 ore il reattore. Era stato avviato ufficialmente il 10/12/2010...

5 gennaio: il reattore 3 di Oskarshamn, Svezia, si ferma per un calo di pressione vicino al cuore dell'impianto

13 gennaio: problemi al reattore 1 di Kalinin, Russia, nonostante manuntezioni dal 10 al 30 dicembre

17 gennaio: alla centrale di Kola viene fermato il reattore n. 4 per un corto circuito e il turbogeneratore Tg6 del reattore n. 3 viene scollegato dal sistema di protezione automatica per un guasto al circuito

18 gennaio: danni ad un isolatore di base fanno bloccare il reattore n. 1 della centrale di Rivne, Ucraina

19 gennaio: il reattore n. 1 della centrale Leningrad di San Pietroburgo, Russia, perde colpi, dimezzando la produzione

24 gennaio: un virus informatico Stuxnet colpisce la centrale nucleare di Bushehr, Iran

1 febbraio: la società Edf segnala un'anomalia presso 34 reattori (su 58) reattori in Francia

12 febbraio: anomalie presso 7 reattori in Francia (cuscinetti usurati prima del previsto ai gruppi elettrogeni di soccorso)

16 febbraio: altra anomalia alla centrale di Tricastin, Francia

20 febbraio: perdite radioattive al reattore di Daejeon, Corea del Sud, che viene spento

Fonte: rivista mensile "ACQUA&SAPONE"



venerdì 19 febbraio 2010

Filo di Nota di Lelio Castaldo sulla vicenda areoporto


Sembra essere ripiombati indietro nel tempo, non troppo lontano, quando una serie di pulcinellate durate almeno un quinquennio hanno illuso centinaia e centinaia di migliaia di cittadini della provincia di Agrigento.

La differenza tra l’ex presidente della Provincia e quello attuale è una ed è anche sostanziale. Mentre il primo, involontariamente, si è lasciato ingannare da quattro cialtroni della politica che contava, il secondo, forse anche memore di questa esperienza, non vuol farsi prendere per i fondelli ed è deciso a tutto; anche ad infilarsi dentro una tenda per protestare contro la mafia, quella bianca, quella che non spara luparate ma che a volte fa più male di una sventagliata di pallettoni di piombo.

Dopo la manifestazione pro aeroporto e le successive trasferte romane del presidente della provicnia Eugenio D’Orsi, sembrava che tutto si stesse proiettando verso quella mossa che ormai tutti aspettiamo da tempo: la posa della prima pietra.

Ed invece no. Stamattina è successo il finimondo. La causa, uno squallido e scarno “appunto” da parte di un funzionario del Ministero dei Trasporti che sostanzialmente dichiarava la partita aeroporto chiusa perchè lo spettabile Ministero “non ritiene ipotizzabile, una gestione in grado di raggiungere l’equilibrio economico sia per le caratteristiche intrinseche sia per le prospettive di sviluppo del traffico. Sulla medesima questione, anche la direzione generale per il trasporto aereo concorderebbe con gli esiti dell’istruttoria dell’Enac segnalando da una parte l’aumento del numero aeroportuale sul territorio al di fuori di una pianificazione e programmazione e dall’altra che l’apertura di un nuovo aeroporto può comportare ulteriori oneri a carico dello stato per l’espletamento dei vari servizi connessi all’attività. Pertanto allo stato attuale e sulla base delle istruttorie svolte, pur nel rispetto delle prorogative regionali di pianificazione, non sussisterebbero presupposti e condizionamenti tali da poter dare seguito alla richiesta della Provincia”.

Ecco, dunque, l’ennesima pupazzata che, vedi caso, colpisce ancora una volta la provincia di Agrigento e tutti i suoi cittadini, nonostante le reiterate rassicurazioni da parte della Provincia regionale di Agrigento sul costo zero relativo alla gestione della struttura.

Una cosa è certa: la mafia bianca (aeroporti di Palermo e Catania) non vogliono che venga realizzata la struttura ad Agrigento; la politica, o meglio i colletti bianchi, non vogliono assolutamente la stessa cosa.

E il ministro Alfano cosa fa? Niente. Niente di niente. E così non va, caro Angelino; non va perchè è giusto e doveroso da parte tua rivolgere anche una milionesima parte delle tue attenzioni verso quella terra che ti ha eletto e che oggi ti permette di stare seduto li, in quei banchi dorati, a rappresentare una delle più alte cariche dello Stato.

Angelino, io certe “tiritere”, come fanno altri, non voglio recitarle ma credo sia arrivato il caso di un tuo intervento deciso e decisivo al fine di non dar linfa ad un altro quinquennio di buffonate. Lo so, Angelino, hai molti impegni per la tua testa e questo lo sappiamo tutti. Ma oggi è arrivato davvero il momento di dire basta e far serntire la propria voce e il proprio peso. Stacca un attimo la spina da Arcore e da Roma e piomba ad Agrigento, come hai fatto per l’ospedale. Ma devi sbirgarti!

Non è bello vedere un uomo solo come un cane, Eugenio D’Orsi, che protesta come Don Chisciotte. Dove sei tu, Angelino? Dove sono gli altri politici di razza? Dov’è la classe politica locale, regionale e nazionale, al tuo fianco? Perchè si stanno girando tutti dall’altro lato? Perchè i tre assessori non vengono a piazzarsi al fianco di D’Orsi a condurre una battaglia per tutta quella gente che ogni cinque anni non solo li vota ma si fa anche predere per il culo dalle belle parole e dalle belle promesse?

No cari signori, così non va proprio. Non potete consentire che D’Orsi venga sbranato dalla mafia bianca, dai colletti bianchi, dagli aeroporti di Palermo e di Catania. E’ da vili stare dietro “u pitruni” mentre il presidente della Provincia si sta ribellando a squarciagola e con manifestazioni eclatanti. Tanto eclatanti che, ahimè, anche qualche nostro lettore, ha avuto modo di sbeffeggiare con commenti stupidi; i soliti “coraggiosi” (e mi dispiace tantissimo che sto parlando di nostri lettori) che invece di sostenere la causa D’Orsi (che poi non è niente altro che la causa di tutti noi) e affiancarlo in questa durissima lotta, passano il tempo a scrivere idiozie.

Purtroppo, la nostra terra è fatta anche di queste persone.

Angelì, ci rileggiamo tra una settimana…

filo di nota di Lelio Castaldo, direttore di www.sicilia24h.it

giovedì 18 febbraio 2010

SEGNALAZIONE. DA DIVERSI GIORNI MANCA L'ACQUA IN VIA GIOENI


Tante le parole, tante le promesse. Ma...le bollette sono sempe più salate, mentre l'acqua è sempre più...scarsa!
Questo inverno è stato caratterizzato da una delle concentrazioni massime di piogge degli ultimi venti anni. Eppure, l'Ente preposto alla gestione e distribuzione delle risorse idriche continua, nella massima indifferenza, a porre in essere servizi che è più veritiero denominare "disservizi".
Da diversi giorni la centralissima Via Gioeni, una delle arterie cruciali di Agrigento, è priva di approvvigionamento idrico e i rubinetti delle case sono completamente a secco.
Rottura delle tubature? Dimenticanza? Salto dei turni? Mistero assoluto!
Nessuna giustificazione, nessuna motivazione ufficiale, nessun bollettino.
Evidentemente, l'Ente preposto è forse convinto di poter trattare i cittadini residenti peggio delle bestie.
La gente della zona è incazzata e bestemmia, perchè non può cucinare e non si
può lavare (alla faccia dell'atmosfera festosa della Sagra del Mandorlo).
Vi sembra giusto? A me no, per niente!
Con questa breve nota lanciamo un S.O.S. disperato a TUTTI: Prefetto, Comandante dei Carabinieri, Questore, Sindaco, Presidente della Provincia, Fonzio Pirtuso, affinchè, impietositi, intercedano, facciano una telefonata, una segnalazione, un reclamo, e finalmente possa tornare a scorrere dai rubinetti di Via Gioeni la tanto agognata ACQUA!!!

di Franco Miccichè
----------------------

lunedì 16 novembre 2009

Lo schifo del Sabato Sera ad Agrigento

"Squallori notturni" PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro Fattori
lunedì 16 novembre 2009
gang.jpgEnnesimo week-end caratterizzato dalla presenza dei soliti cafoni che infestano i luoghi della "movida" agrigentina, tra risse, incidenti ed indecenze varie.

Dicono che si tratta della classe dirigente del futuro. Se le premesse sono queste, c'è ben poco di che rallegrarsi. Per rendersi effettivamente conto delle "virtù" della gioventù agrigentina, è sufficiente recarsi un sabato notte qualsiasi in via Atenea e nella vicina Piazza San Francesco. Finita l'estate, la maggior parte dei ragazzi si riversa qui fino a tarda notte. Nelle ultime settimane un numero crescente di giovani, provenienti anche dai paesi limitrofi, ha iniziato a frequentare lo stretto budello che taglia il centro storico di Agrigento.
Quella che doveva essere l'occasione per restituire vitalità al centro storico, con l'apertura di pub, ristoranti e wine bar, si è trasformata in una grande piaga per la società agrigentina. In pratica "lo scanazzo", come lo definiscono in molti, si è trasferito da San Leone ad Agrigento città: ormai non passa un sabato sera senza risse a suon di coltelli e colpi di bottiglia.
L'ultimo episodio, o meglio gli ultimi episodi, si sono registrati lo scorso sabato. Teatro degli "scontri" Piazza San Francesco: alcune "bande" (non troviamo altro modo per definirle) se le sono date di santa ragione sotto gli occhi attoniti di centinaia di comitive che frequentano abitualmente la zona. Poi il solito teatrino : l'arrivo dell'ambulanza per curare i feriti, e dei carabinieri per individuare i responsabili.
Qualche ora dopo, attorno alle 3.30 del mattino, un agrigentino a bordo di una autovettura di grossa cilindrata, ha "centrato" in pieno un palo dell'illuminazione pubblica in via delle torri, nei pressi della stazione ferroviaria, demolendolo e distruggendo il proprio automezzo. Altri piccoli episodi, tra San Leone ed il viale della vittoria, (gente che vomita sulle panchine, ragazzini che sniffano indisturbati ecc.) completano la cronaca dell'ennesimo week-end agrigentino all'insegna dell'inciviltà.
E questa sarebbe la classe dirigente del domani ? A loro sarà affidato il riscatto di questa martoriata terra?
di Pietro Fattori

fonte: infoagrigento.it
-------------------------------

lunedì 20 luglio 2009

Lettera del Comitato NO RIGASSIFICATORE all'Assessore.

Ecco la lettera spedita il 30 giugno al nuovo Assessore regionale all'industria, Marco Venturi, dal Comitato No Rigassificatore. Vi consigliamo di leggerla attentamente.

Ancora non abbiamo ricevuto risposta...



Agrigento, 30 giugno 2009

Alla cortese attenzione di:
Spett. le Assessore all'Industria Regione Sicilia Marco Venturi
e p.c. Presidente Regione Sicilia Raffaele Lombardo
Presidente Provincia Regionale di Agrigento Eugenio D’Orsi
Sindaco di Agrigento Marco Zambuto
Procura della Repubblica di Agrigento

Oggetto: iter autorizzativo terminale di rigassificazione di Porto Empedocle.
Apprendiamo dagli organi di stampa che la S.V. in qualità di Assessore Regionale all'industria della nostra Sicilia, dopo un incontro con le parti interessate tenutosi il 24 c.a., si appresta a firmare il decreto che autorizza la società Nuove Energie s.r.l. alla costruzione dell'impianto di rigassificazione di Porto Empedocle.
Nel corso degli ultimi anni, numerose associazioni abbiamo dato vita ad un comitato che invano ha cercato interlocutori politico-istituzionali preposti alla problematica in oggetto per esporre i motivi del nostro NO alla realizzazione di detto impianto.
Abbiamo richiesto ed ottenuto dal Comune di Agrigento una consultazione popolare per conoscere il parere della Città su questo problema, in un momento dove i referendum vengono disertati, ben 6857 cittadini hanno partecipato alla consultazione di cui il 93,85%, pari a 6435 votanti, hanno espresso un secco NO alla realizzazione dell'impianto.
Mentre con la presente Le chiediamo un incontro anche con noi ''controparte'' del progetto, nella certezza di fare cosa giusta, ci permettiamo di esporre a Lei ed a quanti in indirizzo solo alcune delle nostre paure e perplessità circa la realizzazione di questo impianto ponendo delle domande che sottoponiamo alla Sua attenzione:
1. E' stato prodotto uno studio approfondito e circostanziato sulle reazioni chimiche successive all'immissione in mare di circa trenta tonnellate annue (come da specifiche progettuali) di cloro attivo a contatto con sostanze organiche, considerato che le correnti marine, i bassi fondali ed i venti prevalenti (ponente e scirocco) terranno le soluzioni risultanti nella costa di forma concava? Si precisa cosa mai evidenziata, che sotto vento ed a soli 200 metri circa dall'impianto insistono i dissalatori che prelevano da tale specchio di mare l'acqua da trattare e destinata al consumo dei cittadini.

2. E' stato prodotto uno studio approfondito e circostanziato delle conseguenze su flora e fauna marina a seguito dell'abbassamento della temperatura di 5°C dei 300'000'000 di metri cubi di acqua necessari al funzionamento dell'impianto, come da specifiche progettuali?

3. E' stato presentato uno studio di fattibilità circa il percorso e la messa in opera delle condotte che porteranno il metano, riportato allo stato aeriforme, alla rete gas?

4. Premesso che la società proponente fornisce, in via teorica, garanzie di sicurezza dell'impianto, esiste uno studio sulle conseguenze di eventuali incidenti alle metaniere, alcune delle quali vetuste e sicuramente non omologate in Italia o secondo le rigide normative europee, sia in fase di avvicinamento al molo che in fase di ormeggio o di scarico? Ed esiste uno studio circa le conseguenze di un incidente durante le operazioni di trasbordo del GNL dalla metaniera ai serbatoi (danni alle condutture, cedimenti delle saldature o cedimenti strutturali)?
Si ribadisce che l'impianto verrà posto a poche centinaia di metri dal centro abitato ed a soli 700 metri dalle scuole. E' questa una distanza accettabile per la sicurezza di oltre l7'000 cittadini residenti a Porto Empedocle?
5. Considerato che verrà posto in essere un molo per l'attracco delle metaniere di 823 metri a partire dalla fine del riempimento a mare dell'area ASI, esiste uno studio su eventuali dissesti geologici a danno delle limitrofe zone balneari?
6. Esiste un parere del Genio Civile, sulla compatibilità di tale impianto con il sito individuato considerato che trattasi di territorio ad alto rischio sismico?
7. In caso di evento sismico o eruzione vulcanica (Vulcano Empedocle sommerso appena fuori Porto Empedocle) è stato effettuato uno studio sull’effetto che verrebbe ad avere un ipotetico, quanto possibile, allagamento degli alloggiamenti dei due depositi da l60'000 metri cubi ciascuno di GNL con i sistemi di refrigerazione in tilt, posto che per la prima volta nella storia di questi impianti vengo ubicati per 3/4 al disotto del livello del mare?
8. L'articolo 3 dello statuto ASI Agrigento, nella cui area dovrebbe insistere l'impianto, recita:
Art. 3
Scopi.
I consorzi mirano a favorire l'insediamento di piccole e medie imprese nelle aree attrezzate ... etc ... etc ... etc
Tale insediamento ha le caratteristiche di piccola o media impresa? E cosa rimane per le piccole e medie imprese per cui tale area è nata, considerando anche le ampie zone di rispetto che un impianto a rischio di incidente rilevante comporta?
9. Quale è la storia della società Nuove Energie srl che ha progettato un impianto così complesso? Ha esperienza nel settore? Ha bilanci societari che attestano una qualunque attività? Ha adeguate risorse finanziarie per garantire quanto promesso in tema di compensazioni? Ha adeguate risorse finanziarie per risarcire eventuali ipotetici danni a seguito di un incidente rilevante (il Titanic era inaffondabile, la diga del Vajont non poteva produrre danni alla popolazione, la centrale di Chernobyl al momento della progettazione veniva garantita come sicura, etc)?

Se queste domande dovessero avere risposte negative o risposte lacunose e parziali, può il progetto di costruzione dell’impianto essere esitato positivamente dai vari organi competenti?



Solo alcune altre considerazioni
Se il gas dovrà servire per il fabbisogno del nord Italia perché imporlo al nostro territorio, considerando che nessuna regione è disponibile ad accogliere questi impianti?
La regione Liguria, forte di una esperienza quarantennale di convivenza con l'unico impianto di rigassificazione esistente sul territorio nazionale, ha negato all'ENI — GNL Italia l'ampliamento dello stesso.

Dichiara Davide Tabarelli, presidente di “Nomisma Energia”, sul giornale “LA SICILIA” del 24-l l-07, in un articolo a firma di Pier Damiani D'Agata che i rigassificatori non si possono costruire al nord Italia perché le coste sono troppo popolate. Dobbiamo desumere che i 17'123 cittadini di Porto Empedocle sono da considerare sacrificabili?

Nell'attesa di essere ricevuti e di un Suo cortese riscontro tramite email all’indirizzo info@norigassificatoreagri
gento.it , ribadiamo la nostra esigenza di chiarezza nell'interesse della sicurezza dei cittadini, dello sviluppo del territorio e della stessa politica.

Distinti saluti.

A cura del Comitato No Rigassificatore
--------

martedì 7 luglio 2009

Fili scoperti fra le bancarelle...

Persiste una situazione di serio pericolo negli spazi dedicati alla fiera apertasi in questi giorni sul piazzale Ugo la Malfa, in occasione della festa di San Calogero.

Contrariamente a quanto previsto dalle misure di prevenzione concerneti gli impianti elettrici, si possono notare (come negli anni passati) per terra numerosi cavi elettrici, che vengono calpestati da centinaia di persone, sopratutto in queste sere di grande affollamento.

Diversi cavi serpeggiano tra i pedoni, creando spesso notevole pericolo di cadute accidentali, oltre all'intrinseco pericolo di scosse elettriche.

Come mai ancora non si è intervenuti a prevenire e regolarizzare questa situazione?
Si aspetta che succeda qualcosa?


di Nino Riggio

-----------

giovedì 2 luglio 2009

Una ringhiera pericolante???






Alla luce del triste epilogo del suicidio di un pensionato che si è lanciato dalla ringhiera della Via Empedocle, colgo l'occasione per far rilevare come la suddetta ringhiera, che costeggia il Liceo Classico Empedocle, si presenti, a dire il vero, in condizioni molto precarie, vista l'enorme altezza del muraglione soprastante la centrale Via delle Torri.
Da considerare poi che si tratta di un punto nevralgico molto transitato anche perchè molto frequentato da numerosi studenti.
Dalle foto allegate si può notare la ruggine che ormai da anni ha aggredito il metallo e il vuoto creato da parti mancanti mai riparate.
Nel complesso, l'infrastruttura appare obsoleta ed insufficiente ad assicurare un valido argine di sicurezza per i passanti.
E' evidente che la ringhiera in oggetto necessita di una urgente manutenzione nonchè di un potenziamento per la messa in sicurezza.
Si confida in un pronto intervento del Comune.
di Nino Riggio

-----------

martedì 14 aprile 2009

Ancora quella "maledetta" scalinata Anna Frank...











Ennesima situazione di pericolo nel centro di Agrigento.
Sulla centralissima scalinata Anna Frank (che collega la Via Imera alla Via Gioeni), a due passi dalla Posta Centrale, sono caduti dei calcinacci,composti da pietre e cemento, dalla parete di una vetusta palazzina di 3 piani (quella alla cui base è ubicato un punto-vendita Vodafone).
L'evento, che per una serie di fortunate coincidenze, non ha causato lesioni a passanti, si è verificato ieri, lunedì 13, proprio nella mattinata della Pasquetta.
Un membro del Comitato Civico "Agrigento Viva" (associazione che ha da sempre a cuore le varie problematiche agrigentine), trovandosi casualmente a scendere dalla scalinata, ha prontamente allertato i Vigili del Fuoco, i quali hanno inviato immediatamente una squadra di pronto intervento.
I Vigili hanno prima fatto cadere, con l'ausilio di strumenti appropriati (tra cui il ponte-gru) altri spezzoni pericolanti della parete in questione, e, poi, hanno totalmente interdetto il passaggio dalla scalinata, chiudendola al traffico padonale con l'apposizione di transenne e di barriere in legno.
E' stata solo una serie di fortunate coincidenze (giorno festivo, pioggia martellante, scuole chiuse) ad impedire che il crostone distaccatosi sia caduto sulla testa di qualche passante, considerando anche il fatto che la scalinata è molto transitata, soprattutto da giovani studenti.
Quanto accaduto è indicativo dell'allarmante stato di precarietà e di abbandono in cui versa la maggior parte degli immobili che insistono sul centro storico agrigentino.
Occorrerebbe pertanto che gli organi comunali preposti all'incolumità dei cittadini operassero (con l'ausilio di una squadra tecnica) un controllo capillare di tutti i prospetti degli immobili prospicienti alle arterie principali di Agrigento, per evitare che, a causa di una folata di vento forte o di un acquazzone persistente, prima o poi, accada l'irreparabile.
Non dev'essere piacevole vedersi piombare sulla testa una pietra, o un pezzo di crostone "cotto" dalle intemperie da 5 , 10 o più metri d'altezza...
Ma...un attimo...non staremo pretendendo troppo ???
In fin dei conti, siamo pur sempre ad Agrigento, terra di apatia e menefreghismo...

scritto a Marco Padùla
--------